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Perché si parla tanto di consapevolezza?

giorgio serafini prosperi il percorso breaters Aug 04, 2020
Breaters_Perché si parla tanto di consapevolezza?

E la Mindfulness che cos’è?

Cos’è mai questa famigerata Consapevolezza Mindfulness, di cui si parla tanto ultimamente? E perché mai dovrebbe aiutarci a vivere meglio? Addirittura a trovare l’equilibrio nella relazione col cibo.

 

Un errore di partenza

Se qualcuno ci dicesse che non siamo consapevoli delle azioni che facciamo, probabilmente ci risentiremmo. 

Io so benissimo quello che faccio! Sarebbe la nostra risposta. Siamo così sicuri?

La mente, proprio per non andare in burn out, “seleziona” l’attenzione da mettere in una determinata attività. È così che nascono gli automatismi, le azioni automatiche.

 

Cos’è un automatismo?

È assolutamente funzionale non essere completamente assorbiti da ogni azione che facciamo. 

  • Pensa che fatica sarebbe se dovessimo essere totalmente presenti, ad esempio, ad ogni movimento che riguarda il guidare l’automobile una volta che sappiamo farlo.
  • Noi non ci preoccupiamo di premere la frizione ogni volta che cambiamo marcia, lo facciamo e basta.
  • Si tratta di un risparmio energetico della mente, meglio ancora di una canalizzazione delle risorse finalizzata al loro utilizzo in attività che richiedono maggiore attenzione.

Fin qui tutto chiaro?

Quando un automatismo diventa disfunzionale

Se di partenza la mente ci semplifica il lavoro attraverso la creazione, appunto, di automatismi, quand’è che, però, questi ultimi diventano disfunzionali anziché funzionali?

Innanzi tutto bisogna sapere che la mente elabora ma non entra nel merito delle questioni

Ma si limita soltanto a rendere più facile e veloce un genere di azioni che siamo soliti compiere quotidianamente.

È per questo che non possiamo smettere di mangiare in eccesso?

La risposta è sì. Questa azione di risposta all’allarme provocato dalle emozioni disturbanti si è trasformata in noi in un automatismo. Sia perché magari lo facciamo da molto tempo, sia perché a ben vedere funziona.

 

In che senso “funziona” mangiare in eccesso?

Bisogna innanzi tutto scindere la causa dall’effetto. Mangiare in eccesso è solo il risultato di una spinta che ci conduce a placare le pressioni emotive grazie all’effetto calmante che il cibo purtroppo ha.

Il guaio è che mangiare per placare l’ansia (apparentemente) funziona.

In realtà mangiare per placare l’ansia funziona non solo apparentemente, funziona proprio.

Il cibo, certi cibi specifici, zuccheri in primis, hanno un effetto calmante sul nostro cervello.

Purtroppo però hanno poi lo spiacevole effetto collaterale - considerazioni sulla salute a parte - di attaccarcisi addosso sotto forma di accumulo di peso.

E non solo, il cibo emotivo ci si attacca addosso anche pesandoci sull’anima, producendo in noi senso di disagio, di colpa, infelicità, sofferenza.

C’è una soluzione? 

Sì. Si tratta di:

Rompere l’automatismo

Proprio così. È necessario insegnare alla mente a cambiare strada rispetto a quella consueta ed è qui che entra in gioco la consapevolezza.

 

La differenza tra sapere (o capire) e comprendere

In questa differenza, apparentemente solo grammaticale, c’è tutto il potere della consapevolezza

Mentre capire o sapere, essendo attività logico/cognitive possono non influenzare le azioni che faccio (per esempio posso sapere che mi fa male e continuare dolorosamente ad abbuffarmi), il comprendere, che coincide, appunto, con l’essere consapevoli in profondità, può produrre un sostanziale cambiamento nell’azione conseguente allo stimolo ricevuto.

In che senso, comprendere?

La vera comprensione si lega all’etimologia, al significato originale della parola: cum-prendere, prendere con sé. Ossia includere.

Comprendere e includere cosa?

Nello specifico si può imparare a includere anziché escludere lo stimolo che innesca l’automatismo

 

Un esempio pratico di consapevolezza legato all’impulso a ricorrere al cibo emotivo

Se includere riguarda appunto il comprendere e l’accogliere, ossia l’atto della consapevolezza, sarà proprio l’includere nella sfera della consapevolezza quell’impulso, la cui origine è il rifiuto del disagio e della sofferenza, a limitarne il potere d’impatto.

 

Consapevolezza in pratica 

Mettere in pratica tutto ciò è molto più semplice di quanto ci si aspetti. Soprattutto c’è uno strumento antico circa 27 secoli che ci insegna come farlo.

Si tratta della meditazione

 

La meditazione ci insegna a includere

La pratica meditativa non è altro che un allenamento costante ad includere il disagio attraverso la pacificazione della reattività della mente.

Con un po’ di pazienza e di costanza nel praticarla, la meditazione ci consente appunto di fare pace con noi stessi e con ciò che pensiamo e proviamo proprio attraverso l’instaurarsi di un atteggiamento “inclusivo” e volto all’accoglienza (leggi anche "Perché la mindfulness può farti dimagrire?").

 

Smettere di combattere

Per paradossale che possa sembrare, per uscire da una relazione disfunzionale col cibo può essere efficace allenarsi a non contrastare più questa nostra tendenza. Per lo meno non come siamo soliti fare.

 

Un cambio di direzione

Ciò che cura e guarisce è infatti l’accoglierci nella difficoltà di questa relazione così com’è e partire da lì per iniziare una trasformazione profonda grazie alla consapevolezza, che come abbiamo detto, è comprensione non giudicante, è gentilezza nei confronti di sé stessi, è amorevolezza, tutte qualità che si possono sviluppare giorno per giorno proprio grazie alla meditazione di consapevolezza.