Diventare “spettatori della propria fame emotiva”

13 Nov , 2020 Il Percorso Breaters

Diventare “spettatori della propria fame emotiva”

Tutti gli approcci alla meditazione basati sulla Mindfulness conducono chi medita a diventare, in diverse fasi e con diverse intensità, “spettatore” dei fenomeni che hanno luogo nella mente e nel corpo durante la pratica.

La pratica meditativa è infatti un esercizio di osservazione della mente su sé stessa e sul corpo, laddove entrambi sono attraversati dalle più varie sensazioni, impressioni, emozioni, idee, pensieri.

 

Osservare la mente e il corpo ponendosi delle domande

 
Nella pratica ricorrono auto-domande del tipo: 

  • Cosa sta accadendo ora? 
  • Come sto in questo momento? 
  • Cosa sto sentendo? 

Non sono vere domande, in realtà, ma elementi di indagine di una concentrazione il più possibile serena e intuitiva. 

Questa permette di vedere/sentire, a volte anche molto nitidamente, i fenomeni che avvertiamo in quel momento (e che possono essere piacevoli, o spiacevoli, o neutri) o i fenomeni che appaiono sotto forma di ricordi e pensieri (anch’essi a volte piacevoli, altre volte no).


Soffermarsi su ciò che si osserva in consapevolezza

 
In alcuni casi – se sono interessanti, se ruotano intorno a questioni significative – conviene provare a soffermarsi su questi fenomeni. Conviene apprezzarne la qualità, l’estensione, la forma che assumono nello spazio mentale (evitando però di farne oggetto della “conversazione interiore” che è importante per la nostra vita ma non deve entrare nella meditazione).

Essere spettatori dei propri fenomeni mentali

Essere spettatori di un fenomeno mentale significa più che altro “sentirlo”, sentirlo il più profondamente possibile, “assaporarlo”, lasciarsene attraversare senza reagire anche se è fastidioso o doloroso, e poi lasciarlo andare.

(Su questo argomenti leggi anche: Perché si parla tanto di consapevolezza)

Non cacciarlo ma lasciarlo andare: sarà lui stesso a andarsene (presto sostituito da un altro fenomeno) e potremo così contemplarne la cessazione, come una nuvola che il vento ha dissolto o cambiato di forma. 

 

Allenarsi a guardare la realtà


Così ci alleniamo a guardare alla realtà,  ciò che accade dentro e fuori di noi, in modo “meditativo”.  

Ci alleniamo anche a sentire il giudizio che si forma nella mente su un certo fenomeno (esempio: “mi piace / non mi piace”). E a fare esperienza del fatto che anche questo possiamo coglierlo e poi lasciarlo andare.

Essere spettatori della fame emotiva?

È in questa chiave che possiamo essere spettatori della fame emotiva

Un fenomeno che si può affacciare nel corso della seduta, con un lancinante “ho fame”, che spingerebbe ad alzarsi subito e a risolvere il problema per le vie più spicce. 

O che può apparire come un ricordo  o un timore: “ieri è successo che sono stata presa dalla fame emotiva”, oppure “tra poco cadrò in questo stato e ancora una volta dovrò cedere”.  

Diventare “spettatori attivi” della fame emotiva

Questi sono i momenti in cui conviene esercitare la nostra capacità di essere spettatori “attivi” e percepire come risuonano questioni quali: 

  • Come è fatta questa “emozione”? 
  • Come riempie lo spazio mentale?   
  • Come emerge dal corpo?  
  • Dove la sto sentendo?
  • È reale nel momento presente?

 

Guardare il film “dalla poltrona”

Non è facile, ma può essere molto interessante. Si tratta finalmente di “vedere il film dalla poltrona”: sentire profondamente emozionisensazionipensieri, anche quelli che generano sofferenza, ma senza incatenarsi alla sofferenza stessa.  

Emotivamente siamo dalla parte di chi soffre (la nostra) e cerchiamo di sentire compassionevolmente le varie sfumature della sofferenza che proviamo. 

Possiamo anche allenarci a “sentire” i giudizi che rafforzano la sofferenza (“sei colpevole di questa emozione”).  Ma non c’è da emettere sentenze o prendere decisioni. 

Sentire senza “intervenire”

C’è solo da sentire quanto è realistico e veritiero ciò che sta passando sullo schermo. E prepararsi a lasciarlo andare. Questo è l’esercizio. E’ semplice ma richiede un po’ di attenzione e impegno.

 

Un allenamento costante a lasciar andare


Certo, non basterà essere spettatori una sola volta di fenomeno complessi come quelli della fame emotiva. Passeranno più e più volte sullo schermo della pratica. Arriveranno e li lasceremo andare

È probabile che, allenando la capacità di lasciare andare nella relazione col cibo, questa si trasferirà anche nella vita in generale. 

Forse saremo in grado di crescere in saggezza e far mollare la presa alla fame emotiva. Chissà. L’importante è allenarsi, non nutrire sogni di happy end. Anche quelli, semmai, andranno presi come interessanti fenomeni da contemplare e lasciare andare. 

Sarà un altro modo per  realizzare quante varianti il regista “io” è capace di generare per il pubblico “io” nella serie “fame emotiva”.  Fino a quando il pubblico si stancherà di quella serie e la abbandonerà senza rimpianti.

Per risolvere il problema della fame emotiva, funziona di più ridimensionarlo che ingigantirlo. Breaters può insegnarti come riuscire a farlo grazie alla Mindfulness.

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