Cibo ed emozioni: gustiamo realmente ciò che mangiamo?

20 Ott , 2020 Cause e Rimedi

Cibo ed emozioni: gustiamo realmente ciò che mangiamo?

Per buona parte della mia vita ho creduto di essere un buongustaio senza rendermi conto che, invece, ero semplicemente schiavo dell’effetto che il cibo emotivo aveva su di me.

Il cibo non era un vero piacere per me, mi aiutava però ad attutire l’impatto che certe emozioni e certe sensazioni spiacevoli avevano su di me.

Dato che mangiavo per non sentire ciò che provavo, come avrei potuto coltivare il piacere del cibo?

Mangiavo sopra alle mie emozioni, sperando che l’atto del mangiare e l’effetto calmante che i comfort food  avevano su di me spostassero la mia attenzione da ciò che temevo di provare.

Mangiavo per non sentire la tristezza, la rabbia, il senso di inadeguatezza, la solitudine, la noia, l’ansia… 

E il cibo? Il cibo era solo il mezzo che mi permetteva di distaccarmi da me stesso ed evadere dal dolore della vita. (Leggi anche: Quali sono le cause della fame emotiva)

 

Per me il cibo emotivo aveva tutto lo stesso sapore

Il sapore del cibo era l’ultima cosa che mi interessava, quello che cercavo era l’effetto che alcuni specifici cibi avevano sul mio cervello.

Ci sono ormai molti studi scientifici che lo dimostrano, alcune categorie di cibi, come per esempio gli zuccheri (quelli semplici ancora di più di quelli complessi), hanno un effetto calmante sul cervello, hanno la funzione di veri e propri “antidolorifici emotivi”. 

Ed è proprio per questa ragione che verso questi cibi in particolare si sviluppa un vero meccanismo di dipendenza, sia fisica che psicologica.

 

Chi ha una relazione emotiva come il cibo soffre di una dipendenza

Per questo motivo non si riesce a smettere di abbuffarsi  o a controllare la fame nervosa, perché i cibi a cui ci si aggrappa per gestire le emozioni rispondono benissimo a questa esigenza. 

Nel senso che sono efficaci a calmarci e ad attenuare lo stress.

Ecco perché le diete non funzionano

Il motivo che rende inefficaci le diete è presto detto: chi soffre di una dipendenza non può imporsi di rinunciare a ciò che soddisfa il proprio bisogno compulsivo.

Non con la volontà, almeno, e meno che mai con la forza.


La via dell’ascolto profondo e della gentilezza

Per dare una diversa risposta alla fame emotiva è necessario percorrere un’altra strada, quella dell’ascolto profondo, della compassione e della gentilezza.

La via della Mindfulnessappunto.

Quella che ci consente cioè, attraverso lo strumento della meditazione di consapevolezza, di entrare in contatto coi nostri bisogni profondi, le nostre vulnerabilità e le nostre ferite emotive con rispetto e delicatezza.

Senza imposizioni o forzature, spostando l’attenzione dall’oggetto (il desiderio di dimagrire, per esempio) al soggetto (me stesso e gli ostacoli interiori che mi impediscono di riuscirci).


Posso imparare ad autoregolarmi

È ciò che mi ha insegnato la Mindfulness, e la sua specifica applicazione alle problematiche legate al rapporto con il cibo: il Mindful eating.

 

Cos’è il Mindful eating?

Il Mindful Eating non è una tecnica, ma il frutto di un’attitudine all’ascolto che l’approccio Mindfulness può garantire. 

In che consiste? Nel coltivare e nell’allenare la capacità di sviluppare un ascolto consapevole.  

Nell’imparare, ad esempio, a riconoscere la fame fisica e a distinguerla dalla fame emotiva. Non solo: ad avvertire il senso di sazietà senza che questo sia scambiato con un’eccessiva pienezza dello stomaco.

 

Riconoscere le emozioni

Il realtà i maggiori benefici della Mindfulness applicata alla fame emotiva non riguardano direttamente la relazione col cibo.

Non c’è da stupirsene: se mangiamo in modo compulsivo per rispondere a un bisogno emotivo, per spegnere quell’impulso dovremo prenderci cura del disagio che proviamo, prima ancora di occuparci del cibo in sé. Non trovi? 

La Mindfulness ci abilita a riconoscere e ad integrare le emozioni che tentavamo di attenuare grazie al cibo emotivo.

Quando faccio pace con me stesso imparo a gustare davvero il cibo

Ristabilire una relazione sana e serena con il cibo, per chi soffre di fame nervosa è un passaggio successivo rispetto al fare pace con le proprie emozioni.

Una volta che il cibo non rappresenterà più il nostro rifugio dalla tempesta della vita, potremo imparare a gustarlo davvero, sentirne i sapori, i profumi, ad apprezzarne la delicatezza e gli aromi più ricercati.

Anche questo si impara. E, nella libertà dall’ossessione, è una vera festa per i sensi e per il palato.


Riabilitiamo noi stessi e riabilitiamo il cibo

I tempi in cui il cibo era un “amante segreto” o un nemico pericoloso da cui guardarsi ci sembreranno un ricordo lontano.

Una volta liberi dalla dipendenza dal cibo potremo imparare ad apprezzarlo davvero e a riconoscere perfino la sua funzione “sacra”.

Il cibo non ci tiene forse in vita?

Non è il dono che l’universo ci fa, onorando la nostra esistenza?

Ti sembra un eccesso di presunzione? Pensaci.

Quella mela, quel pomodoro, quel formaggio, quel pane fragrante e profumato che sono sulla tua tavola o nel tuo piatto, non sono forse un dono prezioso, un dono d’amore?

Per potere accettare quel dono, però, riconoscendolo come tale, bisogna arrivare a ritenersi degni di riceverlo. Spesso il problema sta tutto qui.

Per smettere di usare il cibo in modo automatico o con avidità, bisogna prima di tutto ritrovare l’amore per sé stessi. 

Perché per poter ricevere un dono, bisogna prima per-donarsi. Ossia donarsi a sé stessi. Riconoscendosi il diritto di nutrirsi d’amore.

È così che ogni cibo potrà riacquistare per noi il suo sapore puro e prezioso.

 

Per gustare veramente il cibo dobbiamo essere in grado di distinguere la fame nervosa da quella reale.Breaters può aiutarti in questo. Guarda il video per scoprire come!

 

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