L’ineffabile grazia dell’ordinario

27 Nov , 2019 Senza categoria

L’ineffabile grazia dell’ordinario

L’ineffabile grazia dell’ordinario

Per liberarsi dall’ossessione che per molti di noi il controllo del cibo e del peso spesso rappresentano, non c’è bisogno di azioni “eroiche” o di entusiasmi motivanti, di mettere in campo, cioè azioni straordinarie, eclatanti; anzi, direi proprio che questi ultime sono addirittura nocive.

Il segreto è nell’attraversare proprio l’esperienza opposta – o, meglio – nell’accettare di vivere pienamente l’ordinario.

Mi spiego più semplicemente. Usare il cibo per mettere a tacere le emozioni disturbanti significa contrapporre un’emozione piacevole (il cibo) a una spiacevole (l’emozione provata che si vorrebbe non provare), come se l’antidoto al dolore – in qualche modo – possa essere il piacere, ossia un’esperienza emozionale significativa nel verso opposto.

È qui l’errore fatale, il mancare totalmente il bersaglio. Lo straordinario sia di segno positivo che negativo – è infatti gratificante, “adrenalinico”, dopante. Non è di questo genere di esperienze, in fondo, che siamo affamati, oltre che di cibo? Non è forse la noia, il silenzio, l’assenza di stimoli, ciò che temiamo di più? E il cibo, il cibo che scegliamo allo scopo di ottenere un picco sensoriale, non rappresenta forse la ricerca di uno stimolo significativo? Una scossa di piacere…

Proprio per questo la soluzione risiede altrove, nella riscoperta, cioè, dell’ordinario, dell’insignificante, del non interessante, del quotidiano, nel noioso.

Entrando pienamente dentro questo genere di esperienza non gratificante, utilizzando la pratica meditativa come allenamento ad incorporarla, si sperimenta ciò che Fabrice Midal, un brillante insegnante di meditazione francese rivela essere l’essenza, il cuore della meditazione, ovvero “l’arte de non fare”. Intesa come il darsi la possibilità di smettere di cercare il passatempo, il diversivo, lo svago, ed entrare pienamente in ciò che è. Così com’è. Senza abbellimenti. Con il coraggio di chi accetta di vivere davvero l’intera esperienza.

Senza questo passaggio di stato preliminare, ogni nostro sforzo per avere ragione del cibo attraverso il controllo e la “gestione” delle emozioni (ossia il cercare di reprimerle o di ignorare i loro preziosi messaggi) non potrà che risultare vano.

 

 


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