Il modo in cui mangi è il modo in cui vivi

12 Set , 2019 Senza categoria

Il modo in cui mangi è il modo in cui vivi

Il modo in cui mangi è il modo in cui vivi

Il punto non è dimagrire o ingrassare, o comunque avere il controllo del peso, ma essere in equilibrio con se stessi da tutti i punti di vista, fisico, emotivo, “spirituale”.

Invece la relazione che abbiamo con il tema cibo è quasi sempre quella della vigilanza armata, del controllo, il che porta con sé rigidità, mancanza di gentilezza, durezza nei propri confronti. Soprattutto, questo atteggiamento nutre la disistima. Se riesci vali, se non riesci non vali niente. Ma come si potrebbe riuscire a far funzionare qualcosa che non ha radici profonde dentro di noi?

Focalizzarsi sul controllo del peso equivale ad applicare un cerotto su una ferita senza curarla. Anche perché ciò che il nostro corpo rivela all’esterno non è separato da ciò che ne è la causa. Vale a dire che ciò che vediamo altro non è che la manifestazione esterna del nostro stato interiore. Il nostro corpo siamo noi, ci piaccia o no.

Spesso chi si occupa di aiutare le persone a migliorare il rapporto col proprio peso corporeo (che è poi la relazione con se stessi) non si cura del processo nella sua interezza. E tratta la questione, appunto, in termini aritmetici: tanto introiti, tanto consumi, etc. Come se si trattasse del bilancio di una Srl.

Invece in questa storia del peso c’è molto di più. Il nostro peso rivela chi siamo, cosa pensiamo del mondo, quanta paura abbiamo. Quanta rabbia non siamo in grado di esprimere. Quanto ci giudichiamo, quante ferite non curate ci portiamo addosso.

Trovare il giusto peso è un processo di crescita interiore, certo è anche connesso con ciò che mangiamo, ma come conseguenza , non come elemento primario di cui occuparsi. Vale a dire che è inutile pensare di poter rispettare sofisticati piani alimentari se dentro di noi c’è il disordine e il caos. E se non ci occupiamo di comprendere (non di capire!) che il rapporto disequilibrato col cibo è lo specchio di un disequilibrio molto più profondo.

Se non teniamo in considerazione questo aspetto siamo condannati a veder fallire le nostre aspettative di controllo, non ci saranno calcoli che terranno, né raffinate equazioni caloriche.

La relazione col cibo è innanzi tutto una relazione emotiva. Agostino di Ippona diceva che il modo in cui ami è il modo in cui vivi. Ciò vale a maggior ragione rispetto al modo in cui mangi, perché il nutrirci, da che veniamo al mondo è il primo atto d’amore che riceviamo. Accudimento, sostegno, affetto, assistenza, sostentamento, specie nella nostra cultura, passano attraverso il cibo. E allora? Come possiamo pensare di “regolarci” nell’assunzione di cibo se non ci prendiamo cura di fare pace con ciò che da sempre è il cibo per noi?

Se il cibo è per noi affetto, riparo, casa, sostegno (oppure, nel senso opposto disprezziamo ciò che rappresenta), se, prima di decidere cosa mangiare, non ci occupiamo di trovare – o ritrovare – l’equilibrio nella relazione con noi stessi e con il cibo stesso, come possiamo pensare di avere successo?

Se il cibo ha davvero il valore che gli abbiamo appena attribuito, perché mai dovrebbe essere facile abbandonarlo (o ritrovarlo), oltretutto senza prenderci cura di nutrire in altro modo – allo stesso tempo -, e di accogliere e integrare in noi quei bisogni primari di natura emotiva che il cibo soddisfaceva?

Se non facciamo così, quando toglieremo il cibo in eccesso (o smetteremo di rifiutarlo) dentro di noi resterà un buco immenso. Con cosa lo riempiremo?


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