Il non sapersi regolare nelle occasioni conviviali è una questione di ego

4 Set , 2019 Senza categoria

Il non sapersi regolare nelle occasioni conviviali è una questione di ego

Il non sapersi regolare nelle occasioni conviviali è una questione di ego.


Molte delle persone che si rivolgono a noi riferiscono di non avere così tante difficoltà a regolarsi in modo sano col cibo come nelle “occasioni conviviali”, feste, matrimoni, buffet e affini.

La maggior parte di noi crede che ciò si debba alla grande abbondanza di cibo a disposizione, ed è in parte vero, ma ciò che scatta in quei momenti, oltre alla naturale avidità che accomuna chi ha un problema nella relazione col cibo e chi no (avete mai visto una persona non trasformarsi in una belva famelica di fronte a un buffet?), è attivato da qualcosa di più sottile, che tendiamo a ignorare.
Senza farla lunga, il primo responsabile della nostra smodata attrazione verso il cibo il quei frangenti è sua Maestà l’Ego.


Che c’entra? Prima di rifiutare questa affermazione, rifletti: perché non ci fermiamo? Perché non sappiamo dire di no agli eccessi, a maggior ragione quando ci troviamo a contatto con parenti, amici e conoscenti? 
Perché siamo NOI. Perché gli “altri” si aspettano qualcosa da noi e noi non vogliamo deluderli.
Quante volte hai ceduto di fronte all’obiezione: “ma come, proprio stasera devi stare a dieta?” e al sorrisetto che di solito la accompagna, che sta a significare: ti conosco da trent’anni e sei sempre stato in sovrappeso, a chi vuoi darla a bere?

Non è così? Il nostro “personaggio”, che include aspetto fisico e comportamenti alimentari, ci accompagna da sempre. Chi siamo noi per deludere le aspettative di coloro che ci vogliono bene? Per metterli in difficoltà minando le loro certezze su di noi? Ci sembra un tradimento e, più profondamente, abbiamo perfino paura di non essere riconosciuti (quindi di non riconoscerci), di essere allontanati dal clan. E non è una paura da poco, è una paura ancestrale.

Quindi lasciamo la palla agli altri in quelle occasioni, oppure ci mimetizziamo. Dato che tutti mangiano smodatamente, chi farà caso a noi? Questa è l’altra faccia della medaglia.
Ma c’è anche l’atteggiamento opposto. A me è capitato tante volte. Di essere irreprensibile durante la festa e poi, a casa, o appena lasciato il ricevimento, correre ad avventarmi sul cibo…
In entrambi i casi il responsabile è l’ego.

Ma come, potresti obiettare, io sono la persona più condiscendente, mansueta, remissiva del mondo, che c’entro io con l’ego?
Fatti questa domanda. Quanto conta per te non disturbare, non fare brutta figura, non deludere le aspettative degli altri?
Se la risposta prevede uno sbilanciamento nell’equilibrio tra il rispetto di te, il tuo benessere e il compiacere qualcuno, mi dispiace ma sei un egocentrico o un’egocentrica.

Come ti metti quando qualcuno insiste con te per farti prendere del cibo non previsto? Sei in grado di rifiutare, anche se chi te lo offre fa leva, per dire, sulla colpevolizzazione?  Se non ce la fai, mi dispiace ma soccombi al tuo ego. La pratica costante della consapevolezza mi ha insegnato non a mettere barriere tra me e gli altri – non serve neanche questo -, ma ad avere rispetto di me stesso al punto di disinteressarmi, in casi come questi, dell’atteggiamento altrui. Spesso, di fronte per esempio alle insistenze dei congiunti o degli amici, faccio appello proprio alla relazione che ci lega. “Se mi vuoi bene – dico -, per favore non insistere. Magari per te quel boccone è ininfluente, per me può diventare la causa di una grande sofferenza”.  Quasi sempre trovo nell’altro grande comprensione e solidarietà e le insistenze cessano.

Cosa ho dovuto fare per arrivare a dare una risposta così? Ci vuole un po’ di coraggio, certo, ma soprattutto serve mettere da parte l’ego. Smettere di presumere che qualcuno si offenda se io non mi comporto come lui avrebbe previsto. Siamo poi sicuri che sia così? Un recente studio ha dimostrato che più della metà delle persone che ci circondano non si accorge di noi neppure quando facciamo cose eclatanti e che le restanti, invece, sarebbero naturalmente comprensive e disponibili. 
Cosa ci fa pensare il contrario? Sempre l’ego. Attribuire agli altri i nostri pensieri, le nostre opinioni, i nostri punti di vista, i nostri timori… Io… io… io…


Voglio concludere questa riflessione con una provocazione. Vuoi vedere che per riuscire ad avere una relazione più sana col cibo in occasioni conviviali l’unica cosa che devo fare è togliermi dal centro della scena?

 


Ritrova l’equilibrio con il cibo e con il corpo.

Grazie al potere della consapevolezza.

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