Perché la meditazione può aiutarti a perdere peso?

23 Lug , 2019 Senza categoria

Perché la meditazione può aiutarti a perdere peso?

Perché la meditazione può aiutarti a perdere peso?

Nessuno ama essere grasso, non prendiamoci in giro. Il sovrappeso comporta sofferenza, insoddisfazione, frustrazione, oltre ai danni fisici che arreca al nostro organismo. Te lo dice chi, come me, è stato obeso per quasi quarant’anni.

E allora perché ingrassiamo?

In questo caso la risposta è piuttosto semplice: perché mangiamo troppo. Non solo chi è sovrappeso o obeso, in realtà. In generale, in questo emisfero industrializzato, la maggior parte delle persone assume più energia sotto forma di cibo di quanta ne consumi e il motivo è altrettanto lampante. Business. L’industria del cibo è la più florida in assoluto.

Dunque siamo bombardati dall’offerta di cibo superfluo e in più, dal punto di vista evolutivo, la specie umana è invece programmata a temerne la carenza. Per milioni di anni, infatti, il problema dell’umanità è stato non avere cibo a sufficienza. Quindi nel nostro dna è ancora iscritta questa informazione, perché i tempi dell’evoluzione sono lentissimi. Dunque la tendenza a mangiare in eccesso è presto giustificata. Tra informazioni fraudolente e un istinto atavico da soddisfare, il motivo per cui ci si è avviati verso una pandemia di sovrappeso e obesità nell’intero pianeta è facilmente comprensibile.

Ovviamente chi accumula peso in eccesso, fino ad arrivare a grado di obesità, manifesta una problematica più radicale. E cioè mangia in eccesso senza riuscire a regolarsi a rimanere antro dei limiti sani o almeno accettabili. E non certo perché non si renda conto di cosa stia accadendo – salvo spegnere la luce della consapevolezza durante l’azione “compulsiva” – ma perché non riesce ad avere a che fare col proprio desiderio di cibo.

È tutto più semplice di quanto sembri.

Se lasciamo andare tutte le motivazioni e le giustificazioni psicologiche che si nascondono dietro a questa vera e propria compulsione, infatti, a monte questa dipendenza bella e buona, il centro della questione è uno solo: l’incapacità di avere a che fare con la frustrazione della soddisfazione di un desiderio.

Il problema non è, quindi, sapere cosa è meglio mangiare o avere un piano alimentare equilibrato, il nodo da sciogliere è: come faccio a non mangiare quando ne ho voglia? Quando sono triste, annoiato, solo, stanco, spaventato?

Come faccio, cioè, a tenere a bada la fame emotiva senza ricorrere al cibo in eccesso?

Qui entra in gioco la pratica della meditazione, che consente concretamente di modificare il nostro impulso automatico nei confronti del cibo e di organizzarsi per trovare una risposta diversa. Come spiega con luminosa chiarezza lo psichiatra e filosofo austriaco Viktor Frankl: “tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio.
In quello spazio risiede il potere di scegliere la nostra risposta.
In una nuova risposta c’è la nostra crescita e libertà”.

Anche se Frankl probabilmente non meditava, questa è una delle più chiare ed efficaci definizioni dei benefici della pratica meditativa che io abbia mai letto.

La meditazione di consapevolezza (o mindfulness) consente di trovare accesso a quello spazio di libertà e di coltivarlo, “aggredendo” la questione della perdita di peso per il verso giusto. Consentendo cioè di disattivare, con pazienza e costanza, l’unica cosa che fa fallire tutte le diete: l’incapacità di resistere alla compulsione. Senza occuparsi di questo, ogni altro tentativo di soluzione è destinato a non andare e buon fine, condannandoci all’ennesimo doloroso fallimento.

A proposito di cibo emotivo, dessert è più o meno l’anagramma di stressato. Manca solo una s…

 


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