Basta diete. Cambiare punto di vista è la vera rivoluzione.

16 Lug , 2019 Senza categoria

Basta diete. Cambiare punto di vista è la vera rivoluzione.

Basta diete. Cambiare punto di vista è la vera rivoluzione.

Per la prima parte della mia vita, estate voleva dire dieta. Prima di tutto perché quando ci si comincia a scoprire di più, quando si comincia a sudare copiosamente e a stare a disagio nell’afa, è più difficile chiudere gli occhi sulla propria condizione e sul proprio malessere; poi perché d’estate, lontano dalla città e dallo stress degli impegni quotidiani, senza dovermi occupare di nulla se non di divertimento e riposo, mi dedicavo a me stesso con più convinzione e tornavo in città a fine vacanze con anche una decina di chili di meno (una goccia nel mare, nel mio caso). Camminavo di più, mangiavo di meno, facevo sport. Tornavo a provare una qualche simpatia nei miei confronti.

Naturalmente quell’entusiasmo vacanziero durava poco e quei chili che avevo perso al mare o in montagna tornavano con gli interessi.

Non avevo mai capito la cosa fondamentale: non era una questione di peso, era la mia relazione col cibo che non andava. Era come usavo il cibo nelle mie giornate. Il cibo serviva a riempire i miei vuoti, di qualunque natura fossero. Mangiavo senza regole (ero allergico ad ogni imposizione) e utilizzavo il cibo come alternativa a qualunque cosa mi dispiacesse. Ero triste? Mangiavo qualcosa di buono. Ero spaventato? Mandavo giù qualcosa che impedisse allo stomaco di contorcersi. Ma non mangiavo solo per “compensare” emozioni drammatiche. Non riuscivo a sostenere neppure la noia, una piccola incertezza, un’attesa che si protraeva oltre la mia sopportazione, qualunque genere di insoddisfazione o disappunto. Per allontanare ogni cosa sgradevole da me, mangiavo.

Mangiare era il mio antidoto universale. E pensare di staccarmi da questa funzione del cibo era impensabile per me. Riuscivo anche a fare le diete perché tanto sapevo che, una volta ottenuto il risultato desiderato (il che poi non avveniva mai) sarei potuto tornare ad usare il mio amico cibo come avevo sempre fatto, come al solito. Pensare di abbandonarlo per sempre mi gettava nel panico solo all’idea. Se lo faccio, come mi calmo? Come posso spegnere la mia agitazione? No, non se ne parla.

Però sempre più spesso mi rendevo conto di quanto mi stessi rovinando la salute, di quanta sofferenza stessi provando. Questo sentire, questa prima consapevolezza ha fatto scattare qualcosa di inedito in me. Ricordo la mattina che questa intuizione si fece strada in me. Mi svegliai dicendomi: sai bene che le diete per come le intendi tu non funzionano, e se provassi qualcosa di diverso?

Non ne potevo più di stare a dieta e di inseguire piani alimentari fantasiosi e difficili, avevo bisogno di semplicità, anche perché l’impresa mi sembrava già titanica di per sé. Così decisi solo di mettere ordine nei pasti, di decidere in anticipo quanti farne (optai per 3) e di abbandonare qualunque contatto col cibo al di fuori dei pasti previsti, qualunque cosa fosse accaduta.

Così è cominciata la mia “rivoluzione”. Dal semplice buonsenso. Colazione, pranzo e cena. E, tra i pasti, la vita. Imparare a vivere la vita, cioè, perché fino a quel momento, nascondendomi dietro al cibo, la vita l’avevo evitata. Mi ero risparmiato, utilizzando il cibo come cuscinetto, come sedativo, ogni contrarietà. O, meglio, mi ero illuso di riuscire a farlo, soffrendo in realtà tantissimo.

C’è voluto del tempo (quasi due anni) prima che cominciassi a occuparmi realmente di migliorare cosa inserivo nei miei pasti previsti, anche se con l’ascolto consapevole andava già molto meglio. Perdevo peso, ero più lucido. Tutto quello che prima mi sembrava inaffrontabile, anche se restava difficile, non mi paralizzava più. Perché il cibo, purtroppo, come una qualunque sostanza “narcotica”, non dà quello che promette e ci allontana da noi stessi, dagli altri e dalla vita. Ci fa vivere dentro una gabbia, dentro una velenosa illusione.

Una volta fatti i conti – dolorosamente – con l’evidenza che la mia relazione col cibo fosse una dipendenza a tutti gli effetti, perché di questo parliamo, di una dipendenza da una sostanza, una volta inquadrato il problema, è iniziato il mio percorso di liberazione. Mettendo ordine nella mia alimentazione ho messo ordine anche nella mia vita e il cibo – cosa di cui non possiamo fare a meno al contrario delle altre “sostanze” – ha cominciato a tornare al posto che gli compete. Un posto d’onore, s’intende. Perché il cibo è vita, e non fuga o addirittura “dolce morte”, come avevo sempre creduto.

Oggi rispetto il cibo e lo onoro. So che da come lo assumo, e non solo a livello fisico ma anche emotivo e spirituale, dipende la qualità della mia vita. Prendermi cura di questo aspetto è per me la più importante priorità quotidiana. Forse per questo la mia storia contraddice quelle statistiche che dicono che i chili persi con le diete si riprendono tutti con gli interessi.

I miei 60 chili in eccesso invece non tornano, li ho lasciati andare da ormai più di 10 anni, rispettandoli ma non rimpiangendoli e avendo compassione di quel me che non sono più che era così spaventato da volerseli tenere addosso a tutti i costi.


Ritrova l’equilibrio con il cibo e con il corpo.

Grazie al potere della consapevolezza.

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