La bilancia: tormento ed estasi

12 Giu , 2019 Senza categoria

La bilancia: tormento ed estasi

La bilancia: tormento ed estasi

Cos’è per te la bilancia? Un giudice inflessibile? Oppure l’amica più fidata, colei che può definire il numero che corrisponde al tuo successo o al tuo fallimento?

Sia come sia, la bilancia per chi ha un problema nella relazione col cibo e col proprio corpo non riesce in nessun modo ad essere un oggetto neutro. O ne siamo ossessionati in un verso, oppure nell’altro. Quando non in entrambi.

Avere un altro rapporto con la bilancia è possibile?
Secondo me sì, se si accetta, però, di modificare radicalmente il proprio punto di vista.

Innanzi tutto la bilancia non è il giudice del nostro valore, che non si misura in termini di peso o di perdita di peso. La bilancia può essere soltanto la testimone di un andamento.

Il termine sanscrito “karma”, che spesso è usato a sproposito come sinonimo di destino, significa invece azione, o meglio, responsabilità delle proprie azioni. Se applichiamo questo principio alla bilancia la mettiamo – forse – nella giusta prospettiva.

La bilancia, come la macchina fotografica, ci dà un’istantanea di questo momento. Il suo “responso” può avere un significato non psicologico. Nel senso del karma la bilancia è utile perché ci mette in connessione con l’azione che produce il risultato che la bilancia testimonia. In un certo senso ci costringe ad assumerci la responsabilità delle nostre azioni riguardo al cibo e a noi stessi.

Mangio in eccesso? Accumulerò peso. Non mi nutro abbastanza? Ne perderò oltre misura e questo nuocerà alla mia salute. In questa prospettiva, affrancando la bilancia dalle sovrastrutture interpretative che spesso la accompagnano, essa assume il semplice ruolo di “testimone” di un andamento. E può essere uno strumento utile per comprendere meglio in che momento ci troviamo. Nel qui ed ora.

Invece di solito la facciamo diventare l’unità di misura del nostro successo/fallimento. Dimenticandoci, però, di cosa abbia generato l’effetto su cui poniamo la nostra attenzione.

Ancora una volta stiamo sugli effetti anziché sulle cause che li hanno prodotti, restiamo sui sintomi. Ed evitiamo di prenderci la responsabilità dello stato in cui ci troviamo.

Possiamo assolvere la bilancia almeno quanto possiamo assolvere noi stessi. Non facciamo l’errore di scambiare il mezzo per il fine. Per risolvere il problema l’approccio più utile, quindi, è quello della consapevolezza. Dell’essere artefici di tutto il processo che comprende l’ascolto dei nostri reali bisogni (alimentari e non), il loro soddisfacimento consapevole (l’eccesso o il difetto non saranno mai veramente consapevoli) e l’osservazione del mutamento che genererà da questo andamento virtuoso di cui la bilancia sarà buon testimone (come le foto in cui compariremo e che di solito odiamo).

In un cero senso, anzi, il fatto che la bilancia ci butti in faccia la realtà del momento – laddove ce ne assumiamo la responsabilità, ed entriamo coscientemente ad intervenire nella catena causa-effetto – può fungere da stimolo positivo.

In sostanza, cos’altro è un cattivo rapporto con se stessi, dal punto di vista del cibo e del corpo, se non un distacco, una disconnessione dalla realtà?

Se mi guardo, se mi ascolto, se mi percepisco, se imparo a riconoscere e a prendermi cura dei miei veri bisogni, il “problema” di non sapermi regolare in maniera sana sarà eliminato alla radice e nel modo opposto a quello in cui siamo abituati. Non più a forza di diete, privazioni, imposizioni e sacrifici pieni di rabbia e disagio, ma attraverso quello che nella pratica di consapevolezza è riconosciuto come “retto sforzo”, ossia con uno sforzo connaturato al beneficio che arreca.

Se mi dispongo al occuparmi di tutta la relazione con me stessa/o e col mio nutrimento, senza saltare alcun passaggio, grazie alla presenza costante e alla consapevolezza, cambierò idea anche sulla bilancia, che tornerà ed essere quello che è: solo uno strumento.

Come Shakespeare fa dire ad Amleto: “non esistono cose buone o cattive in sé, è il pensiero che le rende tali”.
Vale, naturalmente, anche per la nostra carnefice preferita.

 


Ritrova l’equilibrio con il cibo e con il corpo.

Grazie al potere della consapevolezza.

PROVA GRATIS!

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *